La crisi energetica, amplificata dal persistere della guerra in Ucraina e dal conflitto in Iran, che incide sui prezzi dei carburanti e sui costi dei servizi di trasporto, non ferma le due ruote che in Sardegna girano e fanno crescere le 87 imprese sarde, di cui 32 artigiane, con oltre 250 dipendenti, che operano in un comparto, quello della produzione e manutenzione delle biciclette; la transizione green, infatti, sta modificando i modelli di mobilità, favorendo l’uso di mezzi più sostenibili. Quattro anni fa il totale delle imprese non superava le 31 realtà mentre 2 anni fa si fermava a 82. Adesso, a livello territoriale, 33 imprese (di cui 16 artigiane) si trovano nella vecchia provincia di Cagliari, 29 a Sassari-Gallura (di cui 9 artigiane), 19 a Nuoro (3 artigiane) e 6 a Oristano (4 artigiane).

E’ questo, in sintesi, ciò che è emerso dal “Rapporto sulle imprese della bicicletta in Sardegna”, dossier sull’economia delle due ruote realizzato dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, e presentato dall’artigiana di Cagliari Kety Piras, titolare dell’officina meccanica “Cycle Hub” a Pirri, durante i lavori del “Velo City Conference”, Summit mondiale della ciclabilità, svoltosi a Rimini tra il 16 e 19 giugno.

Nel 2025, infatti, la bike economy italiana ha superato dell’8,8% il corrispondente periodo del 2022, confermandosi come uno dei comparti più interessanti e in espansione della manifattura e dell’artigianato. Una passione, quella per le due ruote, che contribuisce allo sviluppo di un sistema che coinvolge, direttamente e indirettamente, artigiani, commercianti, imprese di costruzione, lavori pubblici e turismo. Infatti, la crescita generalizzata del settore ha premiato anche la Sardegna, regione nella quale operano realtà che si occupano di fabbricazione, montaggio, vendita, manutenzione e noleggio di biciclette. Nell’Isola, 30mila persone ogni giorno si recano al lavoro, a scuola o all’università in bicicletta.

I dati ci consentono di affermare che quello della bicicletta è un comparto capace di adattarsi e rispondere ai nuovi bisogni emersi – afferma Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Sardegna – un crescendo di economie che interessa non solo la produzione ma anche la svolta verso la mobilità attiva che abbraccia i temi ambientali, turistici, della salute e del benessere”.“Siamo sulla buona strada anche se c’è ancora tanto da fare perché i numeri dimostrano che i margini di miglioramento, per la realizzazione di infrastrutture e per la nascita di nuove imprese, sono ampi – aggiunge Meloni – da alcuni anni a questa parte notiamo, con favore che, sia la Regione che i Comuni, hanno deciso di investire sulla mobilità sostenibile. Questo è un importante segnale di attenzione verso tutto il settore e verso una economia non più secondaria”.

Gli ultimi rapporti sul cicloturismo, infatti, ci restituiscono l’identikit di un cicloturista che dal viaggio su due ruote ricerca anche la scoperta di prelibatezze enogastronomiche e che non rinuncia allo shopping, acquistando quindi anche artigianato locale (quale “ricordo” della vacanza).

Portare questi dati alla Velo-city Conference è stato importante perché dimostrano che la bicicletta non è soltanto un mezzo di trasporto o uno strumento per il tempo libero, ma un vero motore economico, sociale e urbano – sottolinea Kety Piras, artigiana titolare di Cycle Hub a Pirri e relatrice al summit mondiale della ciclabilità di Rimini – nel mio intervento, intitolato “Repairing a Bike, Healing the City”, ho voluto mostrare come la riparazione artigianale di una bicicletta generi benefici che vanno ben oltre l’officina: riduce gli sprechi, prolunga la vita dei mezzi, rende la mobilità più accessibile, crea lavoro locale qualificato e rafforza le relazioni di comunità. I numeri della Sardegna confermano che investire nella cultura della manutenzione significa investire nella salute economica e sociale delle nostre città”. “Ogni bicicletta recuperata e rimessa in strada rappresenta una scelta concreta di sostenibilità – aggiunge – questo credo che le officine artigiane debbano essere considerate una vera infrastruttura di prossimità, al pari di altri servizi essenziali per la vita urbana. Se vogliamo città più vivibili, resilienti dobbiamo partire anche dal riconoscimento della professione e da qui: dalla cura quotidiana delle biciclette e delle persone che le utilizzano”.

Per Confartigianato Sardegna, incrementare gli investimenti in questo settore ha numerosi impatti: significa far crescere il turismo ma anche sostenere il settore delle costruzioni stradali, l’artigianato della produzione e riparazione di biciclette, oltre al commercio. Ogni cicloturista, infatti, spende 130 euro al giorno rispetto ai 70 di chi si reca al mare. Inoltre, per realizzare un chilometro di pista occorrono circa 200mila euro.

Secondo l’Organizzazione Artigiana, artigianato e turismo sono e saranno sempre più un binomio vincente, su cui investire; “la Sardegna, con le sue splendide piste ciclabili, un ampio ventaglio di proposte turistiche culturali, che va dalle città principali ai piccoli paesi, passando per mare, montagna, collina e anche per i piccoli laghi, con una importante tradizione enogastronomica e ad artigianale e, non da ultima, una crescente specializzazione nel settore della bicicletta, non può che non guardare con interesse a questa nuova “categoria” di turisti”.

L’ANALISI NAZIONALE.

L’eccellenza della filiera italiana della bicicletta: tra artigianato, export e boom del cicloturismo

L’industria italiana della bicicletta si conferma un pilastro fondamentale dell’economia nazionale, caratterizzata da una profonda vocazione artigiana e da una rilevante proiezione sui mercati internazionali. Al termine del 2024, la filiera conta 3.361 imprese registrate, delle quali il 58,0% (1.948 aziende) appartiene al comparto artigiano. Questa rete produttiva impiega complessivamente 3.276 addetti nelle sole imprese artigiane, rappresentando il 40,1% della forza lavoro totale del settore. Il fatturato complessivo ha raggiunto i 1.311 milioni di euro, alimentato per l’83,7% dalle attività di produzione, con una crescita del 7,4% registrata nell’arco degli ultimi cinque anni.

Sul fronte degli scambi commerciali, l’Italia consolida la propria posizione come terzo esportatore europeo. A novembre 2025, il valore dell’export ha superato la soglia simbolica del miliardo di euro (1.009 milioni di euro), segnando una crescita del 4,3% su base annua, un ritmo superiore alla media dell’export totale nazionale (+3,1%). Rispetto al periodo pre-pandemico (2019), l’incremento delle vendite all’estero è stato eccezionale, pari al +49,2%. La bilancia commerciale del settore “Biciclette e veicoli per invalidi” evidenzia un saldo positivo di 146 milioni di euro, con Francia (194 mln €), Germania (166 milioni) e Spagna (104 milioni) nel ruolo di principali mercati di sbocco. L’export è trainato per il 53,2% dalla componentistica (537 milioni), a conferma del ruolo chiave dell’Italia nella fornitura di parti di alta qualità, seguita da biciclette finite ed e-bike (46,8%).

Nonostante una congiuntura produttiva globale complessa, che ha portato a una flessione del -4,9% nel 2025 (comunque più contenuta rispetto alla drastica contrazione dell’Eurozona), il Paese continua a investire nelle infrastrutture. Nel 2023 si contano 5.759 km di piste ciclabili nei capoluoghi di provincia, con un incremento del 27,4% in cinque anni. Parallelamente, la mobilità condivisa si attesta su circa 86mila mezzi tra biciclette e monopattini, con una forte concentrazione nel Nord-Ovest.

Un fattore determinante per la resilienza e la crescita futura è il cicloturismo. Le stime per il 2024 indicano 89 milioni di presenze, pari al 10,1% del totale dei flussi turistici in Italia. L’impatto economico è straordinario: la spesa generata ha raggiunto i 9,8 miliardi di euro (9% della spesa turistica totale), risultando più che raddoppiata (+110,1%) rispetto ai livelli del 2019. La sfida per il settore rimane l’integrazione capillare tra infrastrutture ciclabili e offerta turistica, come dimostrano i capoluoghi ad alta densità di piste che trainano il tasso di turisticità nazionale.

Guardando alla rete ciclabile della Sardegna nel suo complesso (oltre 3mila km, 70 itinerari da Nord a Sud dell’Isola), per la realizzazione dell’infrastruttura sono state utilizzate numerose linee di finanziamento per un importo complessivo consistente, soprattutto dal PNRR, per la ciclovia regionale e la mobilità ciclistica urbana.

E questo fa bene anche all’economia. Esiste infatti una stretta correlazione tra specializzazione nella filiera della bicicletta ed elevata vocazione turistica. L’uso della bicicletta si coniuga perfettamente con il turismo.

Non soltanto sport e tempo libero: la bicicletta sta diventando il mezzo di trasporto preferito per recarsi a scuola e al lavoro.

Dal rapporto di Confartigianato emerge, infatti, che sono 1.193.000 gli italiani che la utilizzano per questi scopi, con un aumento del 2,1% in 5 anni. In Sardegna la due ruote è usata da 6 abitanti ogni 1.000. A pedalare di più per gli spostamenti casa-lavoro-scuola sono gli abitanti di Bolzano (61 persone ogni 1.000 abitanti), seguiti da Emilia-Romagna (49 su 1.000) e Veneto (45 su 1.000).

Secondo i dati più recenti. a favorire l’utilizzo della bici è stato anche l’aumento delle piste ciclabili e del bike sharing. Nel 2017 la lunghezza delle prime, nei comuni capoluogo di provincia o città metropolitane, è di 4.541 km, 177 km in più in un anno. In Sardegna, quelle urbane sono cresciute di 7,6 chilometri a Sassari e di 6 a Cagliari. Quanto al bike sharing, nel 2017 il servizio è attivo in 55 comuni capoluogo, pari al 50,5% del totale, ed è più che raddoppiata la disponibilità di bici, salita da 5,7 ogni 10 mila abitanti nel 2016 a 13,9 nel 2017 (+8,2). Le biciclette disponibili sono passate da 10.261 nel 2016 a 25.127 nel 2017, con un aumento di 14.866 unità (+144,9%). In Sardegna il servizio è attivo a Cagliari, Sassari, Alghero e Carbonia.

L’uso della bicicletta, inoltre, è stato favorito anche dalla diffusione delle biciclette elettriche, che permettono di coprire con minore sforzo distanze maggiori e di raggiungere anche le zone meno pianeggianti delle città, e delle biciclette pieghevoli, che contribuiscono comunque a ridurre l’inquinamento urbano e a migliorare gli spostamenti dei lavoratori che le utilizzano in alternativa ai mezzi privati per raggiungere le fermate del trasporto pubblico.

Per tutto questo – conclude Meloniserve, però un’azione congiunta tra Istituzioni locali e organizzazioni di categoria per sviluppare una offerta integrata in grado di accrescere ulteriormente il circolo virtuoso già attivato dal turismo tradizionale, portando dunque effetti positivi anche migliaia di imprese artigiane potenzialmente coinvolte dalla domanda turistica”.