Nell’estate 2026 l’economia sarda mostra segnali di tenuta e lo fa con una resilienza superiore alla media nazionale. Nonostante un contesto geopolitico e commerciale internazionale estremamente complesso, il sistema produttivo isolano regge il passo con una crescita del PIL stimata al +1,1%, un dato che supera sia la media nazionale (+0,5%) sia quella del Mezzogiorno (+0,7%).
E’ questo, in sintesi, ciò che emerge dal report “Navigare nell’incertezza: le tendenze dell’estate 2026 per l’economia e imprese della Sardegna”, realizzato dall’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, che ha analizzato l’andamento tra marzo 2025 e maggio 2026 con i dati di ISTAT, Ministero del Lavoro, Svimez e Banca d’Italia.
Dallo studio, tuttavia, emerge anche come il dinamismo sia “minacciato” da tre fronti critici: il ritorno dell’inflazione, una stretta creditizia senza precedenti e un mercato del lavoro in sofferenza, specialmente nei settori manifatturiero e delle costruzioni.
“E’ una Sardegna a due velocità – commenta Giacomo meloni, Presidente Regionale di Confartigianato Sardegna – perché da un lato abbiamo un PIL che aumenta dell’1,1%, facendo meglio di tutto il resto del Paese e del Mezzogiorno, a dimostrazione della straordinaria forza di reazione del nostro tessuto produttivo”. “Dall’altro, però – continua Meloni – questa crescita avviene in un complesso internazionale che scarica i costi direttamente sulle bollette e sui costi di produzione delle nostre imprese”.
Dall’analisi emerge come sull’inflazione e i costi energetici aleggi l’ombra della crisi di Hormuz. Infatti, a maggio 2026, i prezzi al consumo hanno ripreso a correre, segnando un incremento del +3,2% in Sardegna rispetto allo stesso periodo del 2025, in linea con il dato nazionale. A spingere i costi verso l’alto è soprattutto il rincaro dei carburanti e dell’energia. La crisi nello stretto di Hormuz, protrattasi tra febbraio e giugno 2026, ha fatto impennare i prezzi di elettricità e gas nell’isola del 5,1%.
Ancora sotto scacco anche l’accesso al credito con un primato negativo del costo dei finanziamenti. Raffrontando marzo 2025 con marzo 2026, in Sardegna, il tasso di interesse applicato alle piccole imprese ha raggiunto il 10,6%, il valore più alto rilevato tra tutte le 21 regioni e province autonome italiane. Questa situazione, aggravata dal rialzo dei tassi BCE di giugno 2026, ha portato a una contrazione dei prestiti alle PMI sarde del 3,3% su base annua, una diminuzione che prosegue ininterrottamente dal dicembre 2022. Le imprese artigiane subiscono una stretta ancora più forte, con un calo dei prestiti del 5,3%. Rispetto a giugno 2022, periodo di inizio della precedente fase di stretta monetaria, a marzo 2026 la Sardegna sconta il gap del costo del credito pari a 150 punti base, a fronte di una media nazionale di 191 punti base.
Criticità si rilevano anche sul mercato del lavoro: la doppia faccia della medaglia parla di calo degli occupati con la pari crescita degli indipendenti. Il primo trimestre del 2026 mostra un quadro occupazionale in frenata. Il tasso di occupazione nell’Isola si attesta al 57,5%, registrando un calo di 1,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente (il quarto calo più elevato in Italia). Particolarmente preoccupante è la situazione del manifatturiero (-18,7%) e delle costruzioni (-12,5%). Di contro, si osserva un segnale di vitalità nel lavoro indipendente, che cresce del 6,8%. Permane, seppur in lieve miglioramento, la difficoltà di reperimento del personale: il 38,3% delle figure ricercate dalle imprese sarde è difficile da trovare.
Le prospettive per il mercato del lavoro nel trimestre estivo confermano la decelerazione della domanda di personale. Tra giugno e agosto 2026 le imprese sarde prevedono 53.270 nuove entrate, con un decremento del 4,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Flessione più ampia della media nazionale (-3,2%). Anche per il comparto dei servizi di alloggio, ristorazione e turismo, che concentra il 39% delle entrate previste nel trimestre estivo, la domanda di lavoro risulta in flessione. Per il settore le imprese programmano il 4,5% assunzioni in meno rispetto all’estate 2025. Gli ultimi dati mostrano al contrario una domanda di lavoro che svolta in positivo +0,6%, sostenuta dall’aumento degli ingressi previsti nel periodo nel settore manifatturiero (+13,4%) e nei servizi di alloggio e ristorazione; servizi turistici che vedono la domanda salire del +4,4%. Permane, tuttavia, la difficoltà di reperimento del personale. In Sardegna il 38,3% delle figure professionali ricercate risulta di difficile reperimento, sebbene l’indicatore evidenzi un miglioramento scendendo di 5,7 punti percentuali rispetto a giugno 2025.
In frenata anche l’export con delle ombre all’orizzonte. Nel primo trimestre 2026, l’export manifatturiero regionale è crollato del 22,3%, un dato pesantemente influenzato dalla riduzione della domanda verso mercati strategici come la Germania (-11,5%) e gli Stati Uniti (-47,9% nel periodo post-dazi).
Sull’emergenza credito e i tassi record per le piccole imprese il Presidente di Confartigianato Sardegna è laconico: “È inaccettabile che una piccola impresa sarda debba pagare il denaro il 10,6%, il tasso più alto d’Italia, a fronte di una media nazionale decisamente più bassa – sottolinea – siamo di fronte a un gap strutturale di 150 punti base che penalizza ingiustamente i nostri artigiani. La stretta creditizia, che per le nostre piccole realtà dura ormai da oltre tre anni, rischia di bloccare ogni velleità di investimento proprio nel momento in cui l’economia isolana dimostra segnali di dinamismo. Chiediamo con forza interventi che riequilibrino le condizioni di accesso al credito: non si può fare impresa con questi costi finanziari”.
Poi il commento sul lavoro e il calo dei dipendenti: “Il calo dell’occupazione nei settori chiave come il manifatturiero, che perde quasi il 19% degli occupati, e le costruzioni, in calo del 12,5%, è un segnale che non può essere ignorato – conclude Meloni – se da una parte salutiamo con favore la crescita del lavoro indipendente (+6,8%), non possiamo non preoccuparci per la contrazione della domanda prevista per l’estate, con un calo del 4,2% nelle assunzioni programmate. A questo si aggiunge l’eterno problema del “mismatch”: quasi il 40% delle imprese non trova il personale necessario. Dobbiamo investire sulla formazione e rendere i mestieri artigiani nuovamente attrattivi per i giovani, se vogliamo mantenere vivo il sistema produttivo sardo”.
In questo scenario, Confartigianato Sardegna chiede interventi urgenti per mitigare il costo del denaro e sostenere gli investimenti delle micro e piccole imprese, vero motore di una crescita regionale che, nonostante tutto, dimostra di voler continuare la sua corsa