Tra il 2021 e il 2024 il valore aggiunto della Sardegna è cresciuto del 10,9%, trainato da manifatturiero, edilizia e servizi, situazione che ha incoronato l’Isola come “locomotiva” dell’intera Nazione. Un dato che non solo stacca nettamente la media nazionale (+6,7%), ma posiziona la regione al vertice della cosiddetta “riscossa del Mezzogiorno”, superando ampiamente i risultati di Campania (+10,4%) e Sicilia (+10,1%).

E’ questo ciò che emerge dall’analisi elaborata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna che ha monitorato l’andamento di trend economici, congiuntura e MPI nel post pandemia, attraverso l’analisi di ben 82 settori che guidano l’economia regionale che vanno dall’abitare sostenibile al benessere, passando per la tecnologia, il digitale, la mobilità, il turismo, la creatività, l’ambiente, la natura senza dimenticare decine di altri cluster settoriali.

“I dati consolidati confermano come la Sardegna abbia saputo reagire con determinazione alle difficoltà del periodo post-pandemico, costruendo un percorso di crescita che oggi la colloca ai vertici nazionali – commenta Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegnaun risultato importante che nasce dall’impegno delle imprese, soprattutto quelle artigiane, dei lavoratori e dei territori, ma che non deve farci abbassare la guardia rispetto alle sfide ancora aperte”. “Ciò, però, non ci deve indurre ad abbassare la guardia nel sostenere il comparto artigiano – continua il Presidentela sfida ora è accompagnare le imprese già proiettate verso il futuro, affinché facciano da traino per tutto il comparto, trasformando i driver della crescita in un benessere diffuso per l’intero territorio regionale”.

Il dossier di Confartigianato Sardegna evidenzia come questa performance sia frutto di un mix straordinario di fattori produttivi. Il dato più eclatante arriva dal manifatturiero esteso, dove la Sardegna ha polverizzato ogni record nazionale con una crescita del valore aggiunto del +45,1% tra il 2021 e il 2024. Si tratta di una dinamica in controtendenza rispetto al dato nazionale, che nello stesso periodo ha segnato una lieve flessione dello 0,8%. Anche il comparto delle costruzioni ha giocato un ruolo da protagonista, con un aumento del valore aggiunto del +38,2%. Tuttavia, la solidità della ripresa sarda è dimostrata dal fatto che, anche al netto dell’edilizia, la Sardegna resta la prima regione italiana per crescita economica, con un +9,2% del valore aggiunto totale (contro il +5,4% della media nazionale). Più contenuto, ma comunque positivo e in linea con le dinamiche insulari, il dato dei servizi, che nell’Isola crescono del 5,9%.

L’importante crescita del valore aggiunto registrata nell’Isola è stata sostenuta soprattutto dal manifatturiero, dalle costruzioni e dai servizi – aggiunge Melonicomparti nei quali le micro e piccole imprese hanno dimostrato capacità di adattamento, innovazione e resilienza. È un segnale positivo che testimonia la vitalità del sistema produttivo sardo e la sua capacità di cogliere le opportunità offerte dai cambiamenti economici e sociali”. “Accanto ai risultati incoraggianti, emergono però alcuni aspetti sui quali è necessario continuare a lavorare – sottolinea il Presidentela crescita delle imprese nei settori più dinamici è un elemento molto positivo, ma resta fondamentale ampliare ulteriormente la base imprenditoriale, favorire il ricambio generazionale, sostenere gli investimenti e rafforzare la competitività delle nostre aziende affinché questo percorso di sviluppo possa consolidarsi nel tempo e coinvolgere un numero sempre maggiore di realtà produttive”.

Analizzando il tessuto connettivo delle micro e piccole imprese, il rapporto Confartigianato mette in luce una profonda trasformazione in atto. Sebbene il numero totale delle imprese artigiane registrate abbia subito una contrazione del -2,4% tra il 2019 e il 2024 (un dato comunque migliore rispetto al -3,5% nazionale), i settori “driver” identificati a livello nazionale mostrano una vitalità sorprendente.

L’analisi ha rilevato come in ben 24 settori “guida”, le imprese sarde siano cresciute del +9,0% in termini assoluti tra il 2019 e il 2024, con un incremento di 1.244 unità. L’exploit più clamoroso viene dal benessere (istituti di bellezza, tatuatori, piercing, manicure e pedicure), cresciuto di 402 imprese tra il 2019 e 2024. Segue l’abitare sostenibile con +575 imprese artigiane e la tecnologia e digitale con + 157.

Nonostante il primato nella crescita del valore aggiunto, il confronto territoriale mostra che la Sardegna deve ancora colmare il divario in termini di incidenza delle imprese in crescita sul totale dell’artigianato. Con il suo 45,0%, l’Isola resta al di sotto della media nazionale del 53,8%, e ben lontana da territori come il Trentino-Alto Adige (75,3%) o il Piemonte (65,0%).

È necessario, quindi, che le istituzioni regionali e nazionali — conclude Melonisostengano questo sforzo con politiche mirate all’innovazione digitale, alla sostenibilità e alla formazione, per garantire che questa “riscossa” non sia solo un fenomeno congiunturale e casuale ma strutturale”.