Crescono le imprese artigiane sarde legate al turismo.
Nella seconda metà del 2026, quelle registrate presso le Camere di Commercio sono state 6.551: un incremento positivo di 610 realtà rispetto alle 5.941 dello scorso anno. Queste offrono lavoro a circa 17mila dipendenti.
Ciò significa che 1 azienda su 5 delle circa 34mila imprese artigiane della Sardegna, equivalente al 19,4% di quelle attive, è coinvolta, direttamente o con l’indotto, nel mercato turistico regionale, dall’agroalimentare ai servizi turistici, dalla cura della persona alle attività ricreative, culturali e dell’intrattenimento, dai bar, caffè e pasticcerie alla somministrazione di alimenti e bevande, per arrivare ai trasporti, gestione di strutture ricettive e sportive ma anche produzione e vendita di monili, artigianato artistico, abbigliamento e calzature.
E’ questo ciò che emerge dall’analisi realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, sui dati di ISTAT, UnionCamere, Movimprese , InfoCamere nel 2026 sulle realtà artigiane isolane connesse al turismo.
L’Isola è al quarto posto in Italia per il peso delle imprese artigiane nei settori “core” interessati alla domanda turistica. Al primo posto la Sicilia con il 23,1%, al secondo la Calabria con il 20,8 poi la Campania con il 20,5%, contro una media nazionale 16,7%.
“Questi numeri confermano come non esista turismo in Sardegna senza l’artigianato – commenta Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Sardegna –infatti il “saper fare” locale rappresenta non solo un patrimonio culturale, ma il vero motore trainante dell’economia turistica”. “I visitatori, specialmente quelli stranieri che oggi rappresentano la maggioranza dei flussi – continua Meloni – non cercano solo un posto letto, ma l’emozione di un gioiello in filigrana, il sapore di un prodotto agroalimentare autentico o l’unicità di un manufatto in ceramica. Tutte peculiarità che possono trovare nell’artigianato”.
Tra le attività legate alle vacanze e allo svago, in modo specifico troviamo quelle manifatturiere e dei servizi che rappresentano il principale comparto con 1.408 imprese (21,5% del totale imprese artigiane dei settori core della domanda turistica) che comprendono importanti attività dell’artigianato quali la produzione di gioielleria e bigiotteria, ceramica e vetro e cornici, la lavorazione artistica di marmo, ferro, rame e altri metalli, la fotografia, i servizi alle persone come ad esempio centri benessere e palestre ed anche i servizi per animali domestici. Seguono 1.400 Ristoranti e pizzerie (21,4%) che insieme ai 410 Bar, caffè e pasticcerie (6,3%), per un totale complessivo di 1.810 imprese, il 27,7% del settore, mettono a disposizione dei turisti i prodotti di qualità realizzati dal comparto Agroalimentare che conta 1.368 imprese (20,9%) e produce cibo e bevande, prodotti per cui siamo famosi presso i turisti stranieri e la cui qualità permette al nostro Paese di primeggiare per numero di prodotti agroalimentari e di bevande alcoliche a denominazione di origine e a indicazione geografica riconosciuti dall’Unione europea. Troviamo poi il Trasporto persone che conta 1.131 imprese (17,3% delle imprese artigiane del settore) che integrano l’offerta dello spostamento dei turisti. Seguono le 475 imprese di Abbigliamento e calzature (7,3%) che contribuiscono al nostro successo nel mondo della moda che è tra i comparti più rappresentativi all’estero del made in Italy e dello stile italiano. Con numeri più contenuti a completare il perimetro dell’artigianato nei settori core interessati da domanda turistica troviamo: Prodotti editoriali con 231 imprese e Attività ricreative, culturali, intrattenimento con 125 imprese.
La crescita delle attività artigiane-turistiche però si confronta con una persistente difficoltà di reperimento del personale. Le imprese segnalano infatti che il 46% del personale è difficile trovare. Oltre il 70% di queste imprese ritiene che tale difficoltà sia correlata alla mancanza di candidati.
Infatti, sono oltre 16 mila le assunzioni programmate dalle imprese sarde dei servizi di alloggio, ristorazione e turistici per il trimestre estivo luglio-settembre 2026. Si tratta del 39% degli ingressi complessivamente preventivati nel periodo. Rispetto all’estate 2025, la domanda di lavoro del comparto cresce del +4,4%, dinamica che svolta il risultato negativo del trimestre precedente di giugno-agosto (-4,5%) e che risulta migliore al trend della domanda di lavoro del totale delle imprese dell’Isola, che tiene (+0,4%), e della media nazionale, che registra al contrario una flessione del -0,5% di ingressi programmati dal settore in esame.
“La Sardegna è una meta strategica per i visitatori internazionali, i quali riconoscono il valore del “Made in Sardegna” e dello stile di vita isolano – riprende il Presidente – le nostre imprese dell’agroalimentare e della moda sono in prima linea per intercettare questa capacità di spesa, offrendo prodotti che sono eccellenze certificate a livello europeo. Dobbiamo continuare a puntare sulla qualità per far sì che questa ricchezza resti sul territorio, alimentando le nostre comunità artigiane”.
Poi Meloni affronta la problematica della carenza di personale: “Nonostante una crescita della domanda di lavoro del 4,4%, superiore alla media nazionale, viviamo il dramma di non trovare collaboratori – continua Meloni – sapere che il 46% delle posizioni rischia di restare vacante, principalmente per mancanza di candidati, è un allarme che non possiamo ignorare”. “Questo mismatch penalizza la crescita e mette sotto pressione i titolari d’azienda – conclude il Presidente – è quindi necessario un impegno corale per rendere il lavoro nel turismo più attrattivo per i giovani, puntando sulla formazione e su politiche attive che incentivino l’incontro tra domanda e offerta in un settore vitale per la nostra Isola”.