I vari conflitti e la crescente instabilità politica internazionale cominciano a lasciare un segno importante sulle esportazioni delle imprese sarde nel Mondo, in particolare nel Medio Oriente, negli Usa e in Germania.

Infatti, sono pesantemente negativi i risultati dell’analisi sull’export manifatturiero delle piccole e medie imprese isolane che ha effettuato l’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, su fonte Istat, raffrontando l’ultimo trimestre 2025 con il primo del 2026.

Dallo studio emerge come le esportazioni manifatturiere dalla Sardegna verso il Medio Oriente siano crollate del 35,5%. Analizzando la situazione nazionale, la Liguria è prima con un incremento delle vendite del 100,8%; al contrario, ultimo il Lazio con una perdita del 77,5%, contro una media italiana del -18,1%.

Situazione analoga per le vendite dall’Isola verso la Germania: la frenata del manifatturiero è stata dell’11,5% contro una media nazionale -4,4%. A livello nazionale cresce il Lazio con +31,9% e chiude il Friuli con – 66,8%. Per l’Isola crollo anche delle vendite delle piccole e medie imprese: -64,6%, dato peggiore in tutta Italia.

Negativo anche il totale export verso gli USA: la frenata registrata è del -47,9%, contro una crescita nazionale del +1,7%. Crollano anche delle vendite delle PMI sarde che subiscono una frenata del -29,7%.

Questi numeri ci ricordano quanto le nostre imprese siano inserite in filiere e mercati internazionali e quanto gli eventi mondiali possano avere ricadute anche molto lontane dai teatri di guerra – afferma Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegnale piccole imprese non possono essere lasciate sole di fronte alla combinazione di calo della domanda, costi energetici e maggiore incertezza”. “I dati ci dicono che per la Sardegna non siamo di fronte a una semplice frenata congiunturale: la geopolitica sta entrando direttamente nelle nostre filiere produttive – sottolinea Melonile percentuali negative registrate confermano una situazione di forte pressione, i cui effetti potrebbero protrarsi per anni”.

I comparti più colpiti a livello nazionale.

A subire le contrazioni più forti nel primo trimestre sono stati la metallurgia (-45%), i macchinari (-32,9%), le altre industrie manifatturiere (-30,5%), le apparecchiature elettriche (-25,9%), il sistema pelle (-21%) e i mobili (-19,7%). Particolarmente critico il bilancio con i paesi del Golfo, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein, dove l’export manifatturiero regionale ha segnato una contrazione del 34,3%. Gli Emirati Arabi Uniti, da soli, registrano un -39,9%.

Il quadro nazionale e i settori in controtendenza

A livello nazionale, nei settori manifatturieri a maggiore presenza di micro e piccole imprese, alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria, l’export verso il Medio Oriente vale 7,7 miliardi di euro negli ultimi dodici mesi a giugno 2026. Nei quattro mesi di guerra la flessione complessiva è del 17,3%. La crisi colpisce soprattutto la moda (-33,7%), con pelletteria e prodotti in pelle a -44,1%, mentre i mobili segnano -14,4% e l’alimentare -7,7%. In controtendenza i prodotti in metallo, comparto ad ampia presenza di imprese artigiane, che segnano un +2,3%.

Il nostro tessuto imprenditoriale ha dimostrato più volte di saper reagire alle difficoltà, ma ora servono condizioni che consentano soprattutto alle micro e piccole imprese di non arretrare sui mercati esteri – continua il Presidente di Confartigianato Sardegnadiversificare non significa rinunciare ai mercati mediorientali, ma rafforzare la capacità di presidiare più destinazioni, riducendo la vulnerabilità alle crisi geopolitiche e creando nuove opportunità per il Made in Sardegna”.

Meloni individua anche le ricadute operative della crisi: “La guerra sta determinando maggiore incertezza negli scambi, aumento dei costi di trasporto e assicurazione e difficoltà nella programmazione delle consegne, con il rischio che gli effetti della frenata dell’export si trasferiscano alla produzione e agli investimenti – conclude il Presidentela diversa reazione dei comparti dimostra quanto siano importanti specializzazione, diversificazione e capacità di adattamento. È quindi fondamentale rafforzare gli strumenti di accompagnamento all’internazionalizzazione e sostenere la ricerca di nuovi mercati”.