Il nuovo rialzo dei tassi, deciso dalla BCE, aggiunge pressione anche alle aziende isolane che non hanno ancora assorbito gli effetti della stretta del 2022. E rischia di togliere il sonno ai piccoli imprenditori sardi che continuano a veder calare i prestiti verso le loro attività, il cui costo aumenta andando incidere negativamente sugli investimenti e sulla competitività dell’intero sistema settore produttivo artigiano.
Tutto ciò è confermato dall’analisi effettuata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, sui dati Banca d’Italia, racconta di una diminuzione del 4,6% dei prestiti bancari verso le piccole imprese sarde e di un calo del 3,1% sul totale delle attività produttive regionali contro il dato nazionale che registra un -4,3% per le piccole e un + 2,2% nel totale.
Al contrario cresce il tasso di interesse che le imprese pagano per ottenere i finanziamenti. La Sardegna è la regione italiana dove il credito costa di più: alle piccole imprese produttrici viene applicato un Tasso Annuale Effettivo (TAE) del 10,6% conto il 6,1% riservato alle grandi strutture manifatturiere; questo comporta un gap tra le piccole e medio-grandi di 450 punti base. Al contrario la regione dove il denaro costa meno è la P.A. di Bolzano con un 6,5% alle PMI e un 4,3% alle grandi, con un differenziale di soli 220 punti base tra piccole e medio-grandi.
Prendendo in considerazione tutte le imprese sarde, finanziarie e non, la media del TAE applicato è del 6,50%; l’Isola è al secondo posto per tasso applicato subito dopo la Calabria con il 6,50%, all’ultimo l’Emilia Romagna con 4,46% e una media italiana del 4,97%. Analizzando i vari settori, alle imprese sarde delle costruzioni viene applicato un tasso del 6,95% (sesto posto in Italia) contro una media italiana del 6,12%. Nei servizi alle realtà isolane viene applicato un TAE del 6,97% (terzo posto) contro il 5,11% di media nazionale. Nel manifatturiero esteso il TAE è del 5,46% (terzo posto) contro una media italiana del 4,65%.
Il dossier ha anche analizzato la dinamica del tasso di interesse tra il 2022, anno di inizio dell’attuale stretta monetaria internazionale, e il primo trimestre 2026.
A marzo 2026 il tasso pagato dalla totalità delle imprese sarde è di 150 punti base superiore al livello di giugno 2022, contro una media nazionale di 191 p.b. Tra i vari settori, il tasso applicato attualmente ai prestiti destinati alle imprese sarde delle Costruzioni è superiore di 167 punti base rispetto a quello del 2022 (media nazionale +192), quello per i Servizi è superiore di 150 p.b. (media nazionale +188) e quello destinato al Manifatturiero esteso è superiore di 165 punti base (media nazionale + 204).
Sempre secondo l’analisi dal 2019 a marzo 2026 i prestiti alle piccole imprese italiane sono diminuiti di 34 miliardi di euro, con una flessione del 25,9%. Per le imprese artigiane il calo è ancora più marcato e raggiunge il 39,3%, a fronte di una contrazione del 7,3% dei prestiti complessivamente erogati al totale delle aziende nazionali.
“La nostra rilevazione conferma come la stretta monetaria continui a produrre effetti particolarmente gravosi sulle micro e piccole imprese – commenta Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Sardegna – una situazione che penalizza il cuore del sistema produttivo isolano e ne riduce la capacità di investire, innovare e creare occupazione”.
Secondo il Presidente “l’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Banca Centrale Europea rischia di trasformarsi in un ulteriore freno agli investimenti delle micro e piccole imprese, proprio nel momento in cui alle aziende viene chiesto di accelerare sulle transizioni digitale ed ecologica. “Le nostre imprese stanno affrontando una fase complessa – continua – da una parte sono chiamate a investire in innovazione, sostenibilità, digitalizzazione e formazione, dall’altra devono fare i conti con un costo del denaro più elevato e con una crescente difficoltà di accesso ai finanziamenti. È una contraddizione che rischia di rallentare la competitività del sistema produttivo”.
Per Confartigianato Sardegna il problema non riguarda soltanto il costo del denaro. A preoccupare è soprattutto la crescente difficoltà di accesso al credito per le realtà di minori dimensioni. I prestiti destinati alle micro e piccole imprese continuano infatti a diminuire. L’Isola è una delle regioni italiane con la più forte presenza di piccole imprese e attività artigiane. “Quando il credito diventa più costoso o più difficile da ottenere, sono proprio queste realtà a subire le conseguenze maggiori – aggiunge Meloni – significa rinviare l’acquisto di nuovi macchinari, rallentare gli investimenti nelle tecnologie digitali, posticipare i progetti di efficientamento energetico e, in alcuni casi, rinunciare a opportunità di crescita”.
Secondo l’Associazione Artigiana, molte aziende artigiane, commerciali e di servizio, pur essendo sane e con commesse in corso, si trovano senza la liquidità necessaria per investire, pagare i fornitori, innovare o semplicemente affrontare le normali esigenze di gestione. “Le conseguenze possono essere pesanti – sottolinea Meloni – si rinviano le assunzioni, si bloccano i progetti di sviluppo e, nei casi più gravi, si rischia la chiusura dell’attività”.
“Come Confartigianato Sardegna, da anni chiediamo al sistema bancario di tornare a svolgere pienamente il proprio ruolo di sostegno all’economia reale – conclude il Presidente – valutando il merito imprenditoriale e la storia aziendale e senza affidarsi esclusivamente a rigidi algoritmi. Le micro e piccole imprese non rappresentano un problema da gestire, ma una risorsa da valorizzare: tutelarle significa difendere il lavoro, il territorio e il futuro delle nostre comunità”.