Le 12mila imprese sarde guidate da giovani under 35 corrono, cambiano, restano, resistono, rinascono e creano economia ma devono anche fare i conti con un sistema che non ne agevola la crescita, una glaciazione demografica che frena il passaggio generazionale e un mercato del lavoro sempre in bilico tra bassa occupazione, alta inattività e fuga dei talenti. Situazione, purtroppo, confermata anche dall’Indice “Youth Friendly 2025” che pone l’Isola all’ultimo posto per opportunità e attrattività alle nuove generazioni di imprenditori.

Sono questi, alcuni degli argomenti trattati duranti i lavori della 1a Convention Regionale dei Giovani Imprenditori di Confartigianato Sardegna, svoltasi ad Arborea (OR) e chiusa pochi minuti fa, dal titolo “La scelta di restare. Giovani artigiani tra identità, passione e sguardo sul mondo” che, per la prima volta in assoluto nell’artigianato sardo, ha visto confrontarsi un centinaio di giovani imprenditrici e imprenditori provenienti da tutta la Sardegna su argomenti come i volti di una generazione che riparte dai luoghi, la restanza che crea futuro, il passaggio generazionale, l’impresa che nasce dalle persone e dal territorio.

La due giorni ha visto gli interventi di Giacomo Meloni, Presidente Confartigianato Sardegna, Fabio Mereu, VicePresidente Nazionale Confartigianato Imprese, Riccardo Porta, Presidente Nazionale Giovani Imprenditori Confartigianato e Mattia Urru, Presidente Regionale Confartigianato Giovani Imprenditori. Si sono susseguite poi le relazioni di Roberta Gagliardi, Responsabile Nazionale dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, “Essere parte per fare la differenza: il ruolo dei giovani nella comunità di Confartigianato”, Elena Granata Docente di Urbanistica al Politecnico di Milano e Vice Presidente Scuola di Economia Civile “Rimanere, resistere, rinascere: I volti di una generazione che riparte dai luoghi”, Federico Esu, Manager di programmi di innovazione e imprenditoria presso Climate KIC e Fondatore di NODI, “La restanza che crea futuro: artigianato, ecosistemi e nuove traiettorie di valore in Sardegna”, Lorenzo Braina, Educatore e Direttore del Centro CREA, “Il passaggio generazionale: una questione di famiglia. Valori, eredità, scelte”, e di Ernesto Sirolli, Fondatore del Sirolli Institute, esperto di sviluppo imprenditoriale nei territori, “Restare per crescere: l’impresa che nasce dalle persone e dal territorio”. Toccante la testimonianza di Giovanni Achenza, artigiano e triatleta paraolimpico vincitore di due medaglie di bronzo ai Giochi di Rio de Janeiro nel 2016 e a Tokyo 2020.

I dati sul panorama delle giovani imprese sarde sono stati presentati da Daniele Serra, Segretario Regionale di Confartigianato Sardegna.

Ha chiuso i lavori l’intervento dell’Assessore Regionale dell’Artigianato, Commercio e Turismo, Franco Cuccureddu, che ha chiuso la due giorni.

La Sardegna è ancora in equilibrio precario tra fragilità e potenziale – ha commentato Mattia Urru, Presidente Giovani Imprenditori Confartigianato Sardegna per questo le priorità per una reale crescita e la creazione di lavoro buono e pulito devono essere le competenze, il credito, i servizi e le politiche di lungo periodo. Solo rafforzando questi “pilastri” la crescita delle giovani imprese potrà essere un fatto concreto e non l’ennesima scommessa individuale affidata alla buona volontà dei singoli ma i giovani hanno voglia di fare, di costruire anche per creare valore aggiunto ai territori e di essere ispiratori per tutti coloro che vogliono restare”. “E’ necessario impegnarsi per costruire realtà che non solo possano essere di successo ma che siano dei catalizzatori per il miglioramento dei territori”.

Quando parliamo di giovani, di nuove energie, di passaggio generazionale ma anche di glaciazione demografica – ha continuato Urru dobbiamo sempre aver ben chiari questi dati che ci dicono come ai giovani sardi non manchino di certo idee, coraggio e spirito imprenditoriale ma solo un contesto che li metta davvero nelle condizioni di crescere: accesso al credito, formazione mirata, meno burocrazia e servizi adeguati. Rimanere nel proprio territorio significa trasformare una scelta difficile in una scelta di valore”.

Poi un messaggio di Urru alla Politica e alle Istituzioni: “Non mancano i giovani e non manca la voglia di fare. Ma tutto questo va incoraggiato e va aiutato a espandersi e a consolidarsi. Quindi chiediamo di migliorare gli strumenti che sono a disposizione delle imprese, creandone dei nuovi su misura, basati sulle esigenze delle giovani imprese che sono sicuramente diverse rispetto a quelle già avviate”.

Per la prima volta i giovani imprenditori artigiani hanno trovato uno spazio tutto loro per farsi conoscere e condividere idee e prospettive di futuro – ha dichiarato Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Sardegna la formazione delle classi dirigenti è un elemento strategico per garantire la continuità, la crescita e l’arrivo di forze fresche e nuove idee che consentano alla Confartigianato di stare al passo coi tempi, intercettare il cambiamento e garantire un futuro associativo al servizio delle nostre imprese”.

Dal dossier realizzato dall’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, dal titolo “Giovani artigiani in numeri: la fotografia di un mondo in movimento”, e presentato per l’occasione, emerge una preoccupante condizione dei giovani imprenditori nell’Isola.

Il rapporto delinea un quadro caratterizzato da una profonda transizione demografica, un mercato del lavoro paradossale e una resilienza del settore artigiano che, nonostante le difficoltà, rimane un polo d’attrazione per le nuove generazioni.

Secondo lo studio, che ha analizzato dati di Istat, UnionCamere, INPS e Istat, su 12mila giovani realtà, con 30mila dipendenti, 2.570 imprese, il 21%, sono artigiane giovanili che offrono lavoro a 9mila addetti. Sul totale solo il 30% è guidato da giovani donne mentre la presenza di giovani stranieri nel comparto artigiano è limitata al 5,8%.

I settori con la maggiore presenza di giovani artigiani sono: Servizi alla persona (655 imprese); Lavori di costruzione specializzati (527); Costruzione di edifici (344); Ristorazione (199); Riparazione computer e beni per la casa/auto (150).

L’inverno demografico: l’Isola perde i suoi giovani

La Sardegna sta affrontando la sfida demografica più dura d’Italia. Secondo le proiezioni, nei prossimi 25 anni l’Isola subirà la contrazione della popolazione in età lavorativa (20-64 anni) più marcata a livello nazionale, con una riduzione di 331 mila unità (-36,8%). Il calo della sola popolazione under 35 sarà altrettanto drastico: 150 mila giovani in meno entro il 2051 (-35,1%), il secondo peggior dato tra le regioni italiane dopo la Calabria. Questo scenario mette a serio rischio la continuità del sistema produttivo e la tenuta sociale del territorio.

Il paradosso del mercato del lavoro: cala l’occupazione, cresce l’inattività Nel periodo 2021-2025, mentre l’Italia ha registrato una crescita dell’occupazione giovanile dell’8,9%, la Sardegna è stata l’unica regione italiana a segnare un calo dell’occupazione under 35 (-1,4%), perdendo circa 1.500 occupati. I dati evidenziano un tasso di occupazione giovanile fermo al 38,4%, inferiore di 5,5 punti rispetto alla media nazionale, a fronte di un tasso di inattività del 54,1%, tra i più elevati del Paese. Nonostante la diminuzione dei NEET (-12% nell’ultimo anno), restano 33 mila i giovani che non studiano e non lavorano.

A peggiorare il quadro è la “fuga dei talenti”: il saldo migratorio dei laureati (25-39 anni) è pari al -16,4‰, indicando che i giovani qualificati lasciano l’Isola due volte e mezzo più frequentemente rispetto alla media nazionale.

Difficoltà di reperimento: l’artigianato cerca 15 mila addetti.

Mentre i giovani mancano o restano inattivi, le imprese faticano a trovare personale. In Sardegna, il 45,2% delle entrate programmate dalle imprese è considerato di difficile reperimento. Per il comparto artigiano la situazione è ancora più critica: la quota sale al 55,3%, con oltre 8 mila figure difficili da trovare su 15 mila ingressi previsti. Tra le cause principali figurano il ridotto numero di candidati e un’inadeguatezza delle competenze professionali che riguarda l’11,8% delle entrate.

Passaggio Generazionale e continuità d’impresa a rischio: l’invecchiamento dei titolari.

Il sistema imprenditoriale sardo sta invecchiando rapidamente. Negli ultimi dieci anni, la quota di artigiani over 59 è balzata dal 15,3% al 26,6%, mentre i giovani under 35 sono crollati dall’11,3% a un esiguo 6%. Si stima che circa 34 mila micro-imprese (0-9 addetti) siano oggi in una condizione di criticità per il ricambio generazionale. Entro i prossimi cinque anni, il 10% delle micro-imprese potrebbe chiudere definitivamente per pensionamento del titolare senza un erede o un acquirente. E nell’Isola sono ben 4.392 le imprese artigiane a conduzione familiare (con più di 3 addetti) che possono essere interessate da un passaggio generazionale.

Secondo l’analisi realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, su dati ISTAT, nel 2023, le imprese sarde che hanno effettuato il passaggio generazionale sono state il 7,7% contro una media nazionale del 9,1%. Prima la P.A: di Bolzano con l’11,9%, ultimo il Lazio con il 6%. La Sardegna è sesta nella classifica nazionale, preceduta da Basilicata, Sicilia, Molise, Liguria ed Emilia Romagna. In Italia sono ben 227mila le microimprese interessate dal fenomeno su un totale di più di 777mila aziende controllate da persone fisiche o a conduzione familiare.

Gli effetti della transizione demografica, quindi, emergono chiaramente sia dal lato imprenditoriale sia da quello della forza lavoro dipendente.

Osservando l’andamento degli autonomi artigiani sardi per classe di età, si rileva un progressivo invecchiamento della base imprenditoriale. Dal 2015, anno di inizio della serie, la quota di imprenditori con 59 anni e oltre è cresciuta di 11,3 punti percentuali, passando dal 15,3% al 26,6%. Al contrario, la presenza dei più giovani si è ridotta: la quota di imprenditori under 35 è scesa di 5,3 punti, passando dall’11,3% al 6%.

Considerando che l’età media dei lavoratori indipendenti nell’Isola supera i 50 anni, il tema del passaggio generazionale diventa centrale. Si stima infatti che rappresenti una criticità per il 30% delle imprese artigiane. Le realtà più esposte sono le micro imprese, in particolare quelle con meno di due addetti: in questo segmento una quota più elevata, pari al 35,1% delle imprese, considera problematico il ricambio generazionale.

Nel complesso, in Sardegna si stimano circa 34 mila micro imprese (0-9 addetti) in condizione di criticità per il ricambio generazionale. I dati dell’ultimo Censimento permanente delle imprese evidenziano inoltre che il 7,7% delle imprese sarde ha affrontato un cambio generazionale tra il 2017 e il 2022. In molti casi è stato mantenuto il ruolo della famiglia proprietaria o controllante. Le difficoltà maggiormente riscontrate da queste imprese sono state per lo più di natura burocratica, legislativa e fiscale.

Guardando alle prospettive dei prossimi cinque anni, tra le micro e piccole imprese e le imprese artigiane interessate da cambiamenti, circa il 12% affronterà un passaggio generazionale (valore medio nazionale), trasferendo l’attività a figli o nipoti, mentre l’8% prevede di vendere o affidare la gestione a terzi. Un ulteriore 10% indica la chiusura definitiva dell’impresa, scelta spesso non legata a difficoltà economiche ma alla conclusione naturale del ciclo imprenditoriale, dovuta al pensionamento del titolare senza un ricambio generazionale.

Gli effetti della transizione demografica sono evidenti anche analizzando la struttura per età del lavoro dipendente. I dati INPS mostrano che in Sardegna in 10 anni, dal 2014 al 2024, la quota di lavoratori dipendenti senior (55 anni e oltre) è cresciuta sei volte più rapidamente rispetto a quella dei giovani: +8,4 punti percentuali contro +1,4 punti degli under 30.

Questo squilibrio si riflette anche nel posizionamento della regione nel contesto nazionale: per peso dei dipendenti fino ai 29 anni, la Sardegna si colloca al terzultimo posto tra le regioni italiane (18ª su 20). I giovani rappresentano infatti il 15,7% dei lavoratori dipendenti (quota inferiore al 18,1% nazionale), una quota inferiore a quella dei lavoratori senior, che raggiunge il 21,7%.

I fattori di ostacolo al passaggio generazionale in Sardegna.

Il passaggio generazionale appare un cambiamento delicato, con il 51,3% delle imprese controllate da persona fisica o famiglia che segnala la presenza di fattori di ostacolo, tra i quali prevalgono le difficoltà burocratiche, legislative e/o fiscali (17,2%), le difficoltà nel trasferire competenze e/o contatti con clienti e fornitori (11,2%) e difficoltà economiche e/o finanziarie (12,9%); più contenuti i conflitti familiari (4,5%) mentre l’assenza di eredi o successori interessati e/o qualificati si rileva nel 17,5% dei casi.

Le conseguenze del passaggio generazionale in Sardegna.

Tra le imprese che hanno affrontato un passaggio generazionale negli ultimi anni è netta la continuità imprenditoriale in termini di proprietà: il 93,1% dei passaggi vede il mantenimento e rafforzamento del controllo della famiglia proprietaria o controllante (73,3% di mantenimento del ruolo e 19,8% rafforzamento) mentre il restante 6,9% registra una riduzione del controllo della famiglia o addirittura la perdita (3,9% di riduzione del ruolo e 3,0% di perdita).

L’artigianato come opportunità: 95 mila giovani interessati.

Nonostante le ombre, l’artigianato sprigiona un forte potenziale attrattivo: si stima che 95 mila giovani sardi (18-34 anni) siano interessati a intraprendere una professione artigiana, attratti da fattori come la creatività, l’autonomia e la flessibilità.

In un mercato del lavoro segnato dalla crisi demografica e dalla carenza di competenze, l’artigianato si conferma un settore capace di attrarre l’interesse delle nuove generazioni.  Il connubio tra tradizione, innovazione e flessibilità rende infatti questo comparto un’opportunità concreta di crescita personale e professionale. Questa attrattività si inserisce anche in un più ampio cambio di paradigma nel rapporto con il lavoro, che vede molti giovani orientarsi verso attività più flessibili, capaci di garantire un migliore equilibrio tra vita e lavoro e caratterizzate da una maggiore autonomia. In questo contesto cresce anche la propensione verso forme di lavoro indipendente e imprenditoriale.

Le imprese artigiane possono infatti offrire un ambiente caratterizzato da autonomia, valorizzazione delle competenze e relazioni umane, nel quale si incontrano mestieri con una lunga tradizione, radicati nella cultura italiana, e nuove tecnologie. La possibilità di coltivare una passione, insieme alla collaborazione tra generazioni e alla condivisione di valori, rappresenta un ulteriore elemento distintivo di questo modello produttivo.

Aree interne, formazione e competenze: le condizioni per il futuro

Garantire il futuro del sistema imprenditoriale dell’Isola significa anche preservare la vitalità delle aree interne e montane, dove l’artigianato riveste un ruolo particolarmente rilevante, non solo sul piano economico ma anche come fattore di coesione sociale e presidio territoriale. In questo senso diventa fondamentale agire lungo una duplice direttrice: rafforzare il tessuto imprenditoriale e sostenere la vitalità delle comunità locali, soprattutto nei territori più periferici. Una sfida particolarmente rilevante per la Sardegna che si colloca al quarto posto in Italia per incidenza degli addetti artigiani nelle aree interne, dove opera il 57,4% degli occupati del comparto. Per garantire continuità al sistema produttivo sarà quindi sempre più importante creare condizioni favorevoli all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, costruendo un contesto in cui scuole e imprese siano sempre più aperte e capaci di collaborare. In questo quadro pesa anche il tema della preparazione scolastica, che in Sardegna contribuisce ad alimentare lo “zoccolo duro” dei candidati ritenuti inadeguati dalle imprese, pari all’11,8% delle entrate previste.

Sardegna ultima nell’indice “Youth-Friendly” 2025 Il dato più amaro del rapporto è la posizione della Sardegna nell’Indice Confartigianato dei territori youth-friendly (ICYF 2025):

La Sardegna è ancora “poco amica delle giovani imprese”. L’Isola, infatti, si posiziona all’ultimo posto della classifica nazionale per quanto riguarda l’attrattività e le opportunità offerte alle nuove generazioni.

E’ questo ciò che emerge dalla classifica delle regioni e delle province “amiche” dei giovani imprenditori è stata stilata sempre dall’Ufficio Studi di Confartigianato, che ha elaborato l’indice “Youth Friendly 2025”, su dati UnionCamere-Infocamere, INAIL, INPS, Excelsior,e contiene l’indice dei territori a misura di giovane per impresa e lavoro che monitora le condizioni dell’habitat sulla base di 27 indicatori, suddivisi in 4 “pilastri”, che comprendono, tra gli altri, il tasso di occupazione under 35, la presenza di giovani imprenditori, la collaborazione scuola-impresa, la diffusione dell’apprendistato, il saldo migratorio dei giovani all’estero o altre regioni. L’analisi dettagliata di queste dimensioni permette di comprendere dove risiedano le criticità maggiori e dove, invece, l’Isola mostri segnali di resilienza.

I dati dicono come il territorio sardo sia in coda alla graduatoria delle regioni con un punteggio di 403 punti, una quota sensibilmente inferiore alla media nazionale di 579 e ben lontana dai 709 punti della Lombardia, capolista del ranking. Il dato sardo risulta essere del 30,3% inferiore alla media italiana, evidenziando un divario strutturale profondo rispetto al resto del Paese per quanto concerne il lavoro, l’impresa, l’istruzione e l’inclusione territoriale.

Ecco il risultato dell’analisi dei “pilastri”:

1. “L’occupazione e le dinamiche giovanili” rappresentano il settore più critico. La Sardegna si posiziona al 20° e ultimo posto nazionale con un indice di appena 267 punti (contro una media Italia di 604). Questa categoria misura variabili pesanti come il tasso di occupazione 15-34 anni, la presenza di NEET (giovani che non studiano e non lavorano), la diffusione di apprendistato e la proiezione demografica dei giovani per i prossimi 25 anni.

2. Nella “Struttura e vitalità del sistema produttivo”, la Sardegna occupa la 16ª posizione con 388 punti. Il pilastro valuta la capacità del sistema imprenditoriale di rigenerarsi e coinvolgere le nuove generazioni, monitorando l’incidenza di imprese giovani (gestite da under 35), la loro sopravvivenza e la propensione alla collaborazione con le scuole tramite tirocini e PCTO.

3. Nel “Capitale umano e istruzione”, l’Isola si attesta al 17° posto con 392 punti. La categoria analizza la qualità del sistema educativo, la quantità di laureati (25-39 anni), le competenze alfabetiche e numeriche degli studenti e la capacità del territorio di attrarre e valorizzare giovani ad alto titolo di studio.

4. La “Capacità amministrativa e inclusione territoriale”, al contrario, rappresenta l’unico vero dato positivo per la regione. La Sardegna balza al 9° posto in Italia con un indice di 660, superiore alla media nazionale di 546. Questo pilastro premia la qualità dell’amministrazione pubblica locale, l’efficienza dei servizi per l’infanzia, le relazioni digitali con la PA e la capacità di conciliare vita-lavoro, oltre alle condizioni abitative relative all’incidenza dei canoni d’affitto.

L’analisi territoriale dice come Nuoro sia la più “giovane”, mentre Cagliari arranca.

Scendendo nel dettaglio provinciale, la classifica disegna una Sardegna a più velocità, sebbene tutte le province si trovino nella fascia di livello “Basso” (Level B) della classifica nazionale.

Nuoro emerge come la provincia più performante dell’Isola, occupando la 90ª posizione nazionale con un indice di 463 punti. Il Capoluogo barbaricino si distingue in particolare per la “Struttura e vitalità del sistema produttivo”, risultando la migliore in Sardegna per questo pilastro.

Oristano e Sassari-Gallura seguono appaiate con un indice di 456 punti, posizionandosi al 94° posto della classifica generale delle province italiane. Oristano si segnala per le migliori performance regionali nel pilastro “Occupazione e dinamiche giovanili”, mentre Sassari-Gallura eccelle a livello regionale per “Capacità amministrativa e inclusione territoriale”.

Cagliari, pur essendo il capoluogo regionale, si posiziona al gradino più basso in Sardegna e al 102° posto nazionale su 105 territori analizzati, con un punteggio di 439. Nonostante le difficoltà generali, Cagliari mantiene il primato regionale nel pilastro “Capitale umano e istruzione”. Tuttavia, la provincia è citata nel rapporto tra le peggiori d’Italia per quanto riguarda l’occupazione e le dinamiche giovanili.

L’analisi nazionale.

Il rapporto di Confartigianato evidenzia come la Sardegna sia inserita in un contesto nazionale dove i territori del Nord, come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna, dominano le classifiche di “youth friendliness” grazie a dinamismo economico e istituzioni efficienti. Al contrario, l’Isola condivide le ultime posizioni con Campania, Calabria e Sicilia.

L’Indice 2025 ha introdotto 15 nuovi indicatori (rispetto ai 12 della versione 2023) per catturare meglio fenomeni complessi come la mobilità dei laureati, la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti e l’incidenza dell’affitto sul reddito. Proprio la variabile degli affitti è stata stimata per alcune province sarde sulla base di confini amministrativi precedenti per garantire un confronto omogeneo.

In conclusione, se da un lato la Sardegna soffre per un sistema produttivo poco dinamico per i giovani, dall’altro le amministrazioni locali dimostrano una capacità di gestione dei servizi (specialmente digitali e per le famiglie) superiore a molte altre regioni italiane. È su questa base di efficienza amministrativa che si dovrà fare leva per invertire il trend demografico e occupazionale che attualmente penalizza l’Isola

In conclusione l’analisi del settore pongono la Politica e Istituzioni di fronte a una realtà che non può più essere ignorata: la Sardegna è oggi il territorio più fragile d’Italia per opportunità offerte ai giovani. Per garantire il futuro dell’economia regionale, che nelle aree interne vede nell’artigianato il 57,4% dell’occupazione totale, occorre un’azione strutturale. È necessario potenziare la formazione professionale, titolo di studio più richiesto dalle imprese artigiane (49% delle entrate previste), e facilitare il passaggio generazionale attraverso la riduzione del carico burocratico e fiscale. Senza giovani, l’artigianato e l’intera Sardegna rischiano di spegnersi.